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A casa di Erika e Luca Mazza, dove la luce è naturale estensione dell’anima

28 Novembre - 2018

Da bambina, in casa c’erano incomprensibili regole da rispettare: sulle tapparelle da tenere accuratamente chiuse anche quando fuori splendeva il sole, o sulle amiche da invitare per fare i compiti (una rarità!)”. Sarà per questo che casa di Erika e Luca Mazza, oggi, è un tripudio di luce e colori, dove ogni occasione è buona per organizzare una festa, cucinare per gli amici o mangiare un take away a gambe incrociate sul tappeto.

 

 

Direttore Creativo di Slamp dal 2016, Luca Mazza ha nel DNA arte e senso estetico, che si ritrovano in molti angoli della casa, tappezzati delle sue opere. “A 12 anni, su un muro della cameretta, iniziai a disegnare un San Giorgio scala 1:1. Quando all’improvviso entrò mio padre, ero terrorizzato. Mi guardò un po’ accigliato e mi disse: bene, ora finiscilo!”. Erika Martino abbandona la prospettiva del posto fisso a 24 anni per inseguire il sogno di fare della sua passione un lavoro. Oggi è Communication Director e Marketing Strategist di Slamp. A unirli, Ottavia, bulldog francese di due anni, un matrimonio celebrato dopo un lungo rodaggio e la condivisione di un obiettivo: godersi il viaggio verso la meta.

 

 

A 12 anni, su un muro della cameretta, iniziai a disegnare un San Giorgio scala 1:1. Quando all’improvviso entrò mio padre, ero terrorizzato… ”

 

Gironzolando per la casa si catturano scorci intriganti (come la parete di ex voto tra cui spicca il Cuore di Nigel Coates), oggetti pieni di racconti (come il mezzobusto del David “truccato” da Luca a mò di capotribù della Papua Nuova Guinea, accanto all’acquaio della cucina) e la convivialità dello spazio (la casa non ha porte). Il tavolo da pranzo, su cui arriva la luce morbida di Punctum – lo specchio angolare di Nigel Coates – sembra più quello di uno studio con pile di libri, che uno spazio per mangiare. Sarà per questa natura dello spazio che al centro del tavolo non c’è un lampadario. “Abbiamo preferito lasciare il punto luce in un angolo della stanza, dove lo abbiamo trovato, trasformando quello che poteva sembrare un minus in un omaggio a Zaha Hadid, la prima archistar con cui abbiamo lavorato e di cui conserviamo un ricordo bellissimo”.

 

 

Abbiamo preferito lasciare il punto luce in un angolo della stanza, dove lo abbiamo trovato, trasformando quello che poteva sembrare un minus in un omaggio a Zaha Hadid… ”

 

 

Sono molti i designer di cui amano lo stile e di cui hanno scelto alcuni pezzi (Cibic, Marcantonio, Lorenza Bozzoli, Hayon, Salmistraro e Lunardon) ma ciò che balza subito all’occhio è la presenza di più di una lampada Tube, la forma iconica di Slamp, quella delle origini. “Abbiamo un Ecstacity firmato da Coates che ci ha accompagnato nei 5 traslochi che abbiamo fatto, un L’Afrique di Studio Job – un pezzo particolarmente significativo per la nostra storia in Slamp – e un totem da collezione firmato Setsu & Shinobu Ito, regalo di Roberto (Ziliani, Presidente di Slamp).”

Una casa dinamica, che si modifica in funzione degli stati d’animo grazie alla luce e alla presenza delle persone, che trasmette sane vibrazioni e dove il concetto di famiglia va ben oltre i legami di sangue.

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